Riforma dello Sport: cosa cambia per le società sportive?

Se n’è discusso per tanto tempo e dopo le prime indiscrezioni e approvazioni ora è ufficiale: la Riforma dello Sport è legge dello Stato. Il periodo di crisi con le chiusure forzate dei centri sportivi e delle palestre, la caduta del governo e le consultazioni per la nascita del nuovo esecutivo, sembravano rallentare ulteriormente la definizione dei provvedimenti per la riforma dello sport. Con estrema sorpresa degli addetti ai lavori, il Consiglio dei Ministri ha approvato i decreti rendendo definitiva la legge ed evitando, giunti al 28 febbraio senza queste approvazioni, che la legge precedentemente approvata decadesse, costringendo a un nuovo lunghissimo iter di approvazione. La legge c’è, scopriamo cosa cambia e come adeguarsi.

I 5 punti chiave della Riforma dello Sport

Dall’approvazione ci sono state diverse novità, alcune che hanno suscitato clamore e altre meno, che cambiano e cambieranno profondamente il mondo del settore sportivo. È possibile riassumere la riforma dello Sport in cinque punti chiave:

  • Il lavoratore sportivo;
  • Gli amatori sportivi;
  • Il Registro nazionale;
  • La forma giuridica delle ASD e delle SSD;
  • La qualifica di Ente del Terzo Settore.

Vediamo le principali novità di ciascuno di questi punti della legge di riforma che entrerà in vigore a luglio 2022 e che determinerà i maggiori cambiamenti nell’assetto e nella gestione fiscale delle ASD e delle SSD.

Il lavoratore sportivo

Uno dei problemi più spinosi affrontato dalla riforma dello Sport è quello relativo al ruolo dei collaboratovi sportivi. La nuova disciplina prevede che gli operatori dello sport (atleti, allenatori, eccetera), sia che svolgano le proprie mansioni a livello professionistico o dilettantistico, sono dei lavoratori a tutti gli effetti. Questo significa che il lavoratore sportivo avrà diritto alle relative tutele assistenziali e previdenziali previste per i lavoratori. La novità che ne consegue, quindi, è che i lavoratori del settore sportivo saranno configurati o come prestazione occasionale (amatoriale) o con contratto di lavoro autonomo o subordinato (professionisti).

Gli amatori sportivi

L’altro grande passaggio chiave della riforma dello Sport è quella che prevede l’istituzione della figura dell’amatore sportivo per coloro che già hanno un rapporto di lavoro. Si tratta di una figura alla quale possono essere riconosciute indennità e rimborsi in occasione di trasferte e che per il calcolo dei “redditi Irpef” è stato fissato un tetto massimo di 10000€. Superato questo limite l’importo percepito dall’amatore sportivo verrà considerato interamente come reddito sul quale verrà calcolato l’importo dell’imposta.

Il Registro nazionale

Viene ufficialmente introdotto il Registro Nazionale Società Sportive Dilettantistiche al quale le ASD e le SSD dovranno iscriversi per ottenere i riconoscimenti “ai fini sportivi”. L’obbligo di registrazione e rinnovo dell’iscrizione è annuale per verificare il possesso e il mantenimento dei requisiti.

La forma giuridica delle ASD e delle SSD

È stata semplificata la procedura per l’acquisizione della personalità giuridica delle Associazioni Sportive Dilettantistiche e, allo stesso tempo, è consentita la possibilità per le SSD di assumere qualsiasi tipo di forma societaria tra quelle presenti nel Libro V del Codice Civile.

La qualifica di Ente del Terzo Settore

ASD e SSD potranno inoltre ottenere la qualifica di Ente del Terzo Settore (ETS), ovvero di enti no profit e usufruire di tutte le agevolazioni e semplificazioni del caso.

(fonte athletis)

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